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14 maggio 2008
TRAVAGLIO: UN CASO?
Fabio Fazio dovendo chiudere la trasmissione in bellezza ha avuto la brillante idea di tenere il pezzo da 90 per l' ultimo sabato della stagione del suo programma, Che Tempo Che Fa, invitando il giornalista giudiziario\politico Marco Travaglio a presentare il suo ultimo lavoro scritto a quattro mani col giornalista d' inchiesta Peter Gomez  "Se li conosci li eviti" .

Ore 20:30 in piena fascia protetta il giornalista ha "osato" riportare un passo del suo libro (il quale parla dei candidati nobili e meno nobili delle appena passate elezioni) sul nuovo numero 2 dello stato italiano Renato Schifani dicendo che costui avrebbe avuto frequentazioni con il clan di Villabate, peraltro anche plurime, e è successo il finimondo: il conduttore si dissocia immediatamente dalle dichiarazioni appena ascoltate scendendo dal pero, evidentemente non aspettandosi una dichiarazione forte da parte di uno come Travaglio che, si sa, non le manda a dire le cose (comprovate) a differenza di altri i quali piuttosto che solo accenarvi si mangerebbero un cane con ancora il pelo addosso. 
Con questa mossa Fazio si è tradito da solo perchè, reagendo in tal maniera, ha dimostrato di non leggere i libri degli autori che invita e di fare solo finta, altrimenti non lo avrebbe ospitato sapendo preventivamente nel dettaglio il contenuto del libro che riporta in modo molto semplice e preciso le fedine penali dei "notabili con pendenze".
La catastrofe era appena iniziata. Immediato il richiamo del direttore della Rai Claudio Cappon che, nomen omen, si è subito scusato a tappeto col presidente del Senato il quale ha subito minacciato il giornalista non di querela ma addirittura di denuncia (con quale criterio giuridico non si capisce) per le cose dette su di lui senza però mai smentire, il che sarebbe stata la mossa più ovvia e giusta da fare, senza però ricordare che questi fatti descittti nel libro in questione sono già stati ampiamente affrontati nel bellissimo libro "I Complici" di Peter Gomez e Lirio Abbate nel quale sono fatti i nomi dei complici di Cosa Nostra e descritti nel 2002 da Marco Lillo sull' Espresso per la quale ha ricevuto una querela dallo stesso Schifani (il quale però allora era solo un pesce piccolo) la quale è stata archiviata perchè i fatti da Lillo descritti è stato provato essere veri.

In tutta questa faccenda il comportamento più disdicevole è stato comunque quello dei vari esponenti politici che si sono rivelati per la propria bassezza. 
E' facile, infatti, dare addosso ad un giornalista sopratutto se non ha alcun referente se non i propri lettori e ancor meglio se dà un colpo al cerchio e l' altro anche alla botte, quando se lo merita (un pò per i cattivi di destra un pò per quelli di sinistra, un pò per quelli di centro perchè non esiste nè il bene nè il male assoluto) , per questo motivo contro il giornalista torinese si sono scatenate ire potiche assolutamente bipartisan iniziando, ovviamente, con le parole dell' interessato Renato Schifani che a caldo ai microfoni zerbinati del tg1 ha dichiarato: «Si tratta di fatti inconsistenti e manipolati che non hanno dignità di generare sospetti. La verità è che qualcuno vuole minare il dialogo ed il confronto costruttivo che ha caratterizzato l' inizio di questa legislatura», a destra si sbizzarrisscono con le accuse più assurde al limite del circense arrivando a parlare di imboscata. Anche a sinistra non mancano gli attacchi come quello del responsabile dell' informazione del Pd Marco Follini che sottolinea chiaramente: «Nella politica come nell' informazione occorrono rispetto e misura. Travaglio non ci trascinerà di certo nella giungla», ancor meglio sono, infine, le parole spese da Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato per il Pd, la quale  «trova inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato» la stessa che qualche giorno prima invece di fare opposizione, come chi l' ha eletta si aspetta, bacia il neopresidente del Senato.
Tra queste di protesta se ne è levata una in difesa di Travaglio: il leader dell ' Italia dei Valori Antonio Di Pietro che ha spiegato che il suddetto «Ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti. Un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio», infatti uno dei cavili per accusare il giornalista e la trasmissione Rai è proprio il "mancato contraddittorio" che , logicamente, era prevedibile in quanto non si trattava di un dibattito ma della presentazione di un libro, niente di più.

Il neo presidente Schifani ha trovato una nuova scusa per querelare Travaglio acusandolo di averlo offeso paragonandolo ai lombrichi, e questa situazione allarma particolarmente il giornalista ma non per colpa di Schifani ma perchè ora teme seriamente un' altra denuncia: quella dei lombrichi.

La vicenda si spera possa concludersi con una nota positiva per Travaglio in nome del diritto alla cronaca che in questo paese è troppo spesso dimenticato, anche se sorge il dubbio che il complotto ci sia stato davvero ma non da parte sua ma dei politici che lo accusano, infatti sta per scadere il mandato del Cda della Rai e verrà rinnovato a breve: non è che questo è un polverone sollevato solo per consentire al nuovo Governo di mettere a tacere alcune voci in Rai con un consenso pubblico senza incappare in un nuovo editto bulgaro?




permalink | inviato da Watty il 14/5/2008 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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